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Estensione: circa 933 ettari, ampie zone boschive di grande interesse paleontologico.
Anno d’istituzione: 1985
Logo: la conchiglia
Distanza da Asti: 9 km
La notevole presenza di resti paleontologici (soprattutto conchiglie di molluschi marini) rende particolare e caratteristica l’area protetta, che rientra tra i rari casi concreti, a livello nazionale, di località destinate alla protezione di questo particolare patrimonio scientifico e culturale. I reperti fossili che affiorano negli strati sabbiosi, sono costituiti dai resti di organismi sepolti nei sedimenti del mare, che occupava tutta la Pianura Padana fino all’arco alpino durante il periodo Pliocenico (5-1,8 milioni di anni fa): un’ampia insenatura di mare poco profondo delimitata a Sud dai rilievi delle Langhe, ad Ovest dal Golfo Cuneese, a Nord da una bassa isola corrispondente all’attuale Monferrato settentrionale, mentre ad Est comunicava con il Mare Padano. I fossili sono concentrati in particolari strati che si possono osservare lungo le pareti delle incisioni vallive. I numerosi ritrovamenti, dalle conchiglie a resti di vertebrati marini e terrestri, hanno richiamato fin dal 1700 l’attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, che hanno contribuito a diffondere la curiosità e l’interesse per la paleontologia. Si tratta di centinaia di specie di molluschi marini, le cui conchiglie presentano un’ottima conservazione. Ai molluschi si associano, brachiopodi, echinidi, coralli e rari resti di vertebrati.
Oltre all’importante patrimonio
paleontologico, l’area protetta di Valle Andona, Valle Botto e Val
Grande offre lo spunto per interessanti osservazioni naturalistiche.
L’originale copertura boschiva dell’area (querceto-carpineto) è stata
profondamente alterata dall’uomo con l’introduzione di nuove specie,
come il castagno e la robinia, oltre che con il cambiamento di
destinazione d’uso di vaste superfici, recuperate alla viticoltura. Ora
i boschi della zona sono caratterizzati dalla presenza di robinia,
farnia, carpino, tiglio e acero. Pochi, ma preziosi, i pini silvestri,
relitti di epoche più fredde: un esemplare bifido svetta nei boschi
della Pianastra. Nel sottobosco la vitalba, rampicante molto robusto,
forma cascate di liane, disputandosi lo spazio con caprifoglio,
fusaggine, sanguinello, nocciolo. Macchie fiorite insistono dalla
primavera all’autunno grazie a pulmonarie, primule,
Non mancano le farfalle, la cui bellezza si riassume nella presenza di esemplari come il podalirio e il macaone. Con un po’ d’attenzione si possono riconoscere coleotteri (cervo volante) e uccelli (gruccione, gheppio, upupa, ghiandaia, picchi verdi e picchi rossi minori). Gli scoiattoli sono di casa, così come volpi, tassi, donnole, faine, ramarri, serpenti non velenosi (come il saettone). Nelle pozze d’acqua formate dalle piogge primaverili gli anfibi (raganelle, rospi comuni, rane agili e rane verdi, tritoni con la caratteristica livrea nuziale nel periodo della riproduzione) si ritrovano per accoppiarsi o deporre le uova.
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